Fabrizio e il suo cammino solitario in Sardegna

C’è un ragazzo, Fabrizio, che ha deciso di intraprendere un’idea particolare, specie in Sardegna: un cammino in solitaria, toccando diversi paesi.

Dai social mi son incuriosito vedendo una sua foto, zaino e natura e diversi luoghi di Sardegna. Ho subito chiesto cosa stesse facendo, con quella curiosità giornalistica che ti fa trovare l’ago nel pagliaio dei mille aggiornamenti della newsfeed, spesso distrattivi. Quella storia da condividere con gli altri per arricchire i nostri pensieri.

Chiedo a Fabrizio di raccontarci cosa stia facendo oggi. “Ho un’occupazione stabile, ma ci sono voluti dodici anni per trovarla. So di essere fortunato”. Ha scritto tanto in passato, “letto troppo poco” dice, e camminato in montagna da quando mi è stato permesso di farlo. Poi si è gettato nella speleologia e nelle escursioni in solitaria, “perché, insomma, mi andava di farlo. Da un paio di anni pratico la mindfulness, aiuta a sopportare e rimanere buoni. Però è dura”.
Poi l’idea, recente, improvvisa. Una settimana di ferie e ha cominciato a organizzare il percorso di viaggio. “Forse suggestionato dai ricordi del cammino di Santiago volevo provare ad assaporare la Sardegna e i paesi passo dopo passo. Sono partito dal Diverland per arrivare a Burcei, poi ho toccato paesi come Armungia, Ballao, Escalaplano, Esterzili, Sadali, Seulo, Gadoni, Aritzo, e infine Sorgono”.

Perchè Sorgono? “Perchè si dice sia il centro del mondo, o per lo meno il centro geografico della Sardegna. Volevo dare al percorso un tocco di personalità. E’ stato piacevole, ho percorso circa 35km al giorno con lo zaino che a volte credo abbia raggiunto una ventina di chili, considerando i miei 62 forse andavo troppo carico”. Alla fine, un totale di 180km, percorsi in 5 giorni.
Si è attrezzato bene perchè l’idea era evitare ogni facilitazione: tenda, sacco a pelo, fornellino, due cambi, torce, più del materiale tecnico. E un libro. “Ho trascorso la prima notte all’imboccatura della via dell’argento, dove ha fatto davvero freddo, in più pioveva e tirava un forte vento, tanto da inumidire il sacco a pelo e giaciglio. Non è stato piacevole. La seconda notte all’interno di un caseggiato abbandonato appena fuori da Ballao, lì ho potuto accendere un fuoco nel camino e asciugare la roba. La terza fuori da Esterzili, dopo essere stato fermato dai carabinieri, ho trovato rifugio in un vecchio fienile. Cosi ho provveduto ad avvolgere la tenda con la paglia, anche al di sotto, per garantirmi dell’isolamento termico. L’ultima notte fuori Gadoni, in un sentiero appena fuori dal paese”. Perchè è strano vedere un camminatore solitario in Sardegna, ci pensate? Eppure dovrebbe essere normale. Ma subito le persone ti etichettano. Amarezza.
Mi racconta la sua giornata in cammino: “Mi svegliavo alle cinque e mezza, poi smontare tenda e riallestire lo zaino, molto più difficile dell’alzarsi dal letto come al solito. Poi cominciavo a camminare con l’albeggiare, tenendo una torcia accesa, fino all’arrivo del primo paese dove mi concedevo una bella colazione e due compere in qualche bottega. Per sopravvivere non ho speso più di 4 euro al giorno. Non mi fermavo spesso, solo per mangiare e dare sollievo alla schiena. Infine alle 17 cominciavo a guardarmi attorno per trovare un luogo dove trascorrere la notte. Mi accampavo, accendevo il fornellino per cucinare del riso caldo, e alla fine leggevo, e poi a dormire”.
A proposito, resto curioso dell’unico libro che ha portato: sono Le avventure di Gordon Pym, di Edgar Allan Poe. “Non proprio consigliato per escursioni in solitaria” sorride. E la musica, c’era? “La musica mi è mancata, ma non potevo ascoltarne per non scaricare il telefono. A volte ne mettevo una solo per smettere di canticchiarla”.

A questo punto mi preme sapere che sensazioni ha vissuto, se son state amare, se ci son state delusioni. E le sorpresero quelle magari accadute. “Non mi ha amareggiato nulla, se proprio devo pensarci. Non posso amareggiarmi di qualcosa che ha contribuito a la mia crescita. Cosa mi ha sorpreso? Le persone”.

La mia curiosità sale, l’elemento umano spesso è più importante dei luoghi e delle cose che fai: “Tutti coloro che si sono preoccupati per me, attraverso i messaggi, la notte e la mattina presto, per sapere se i cinghiali mi avessero divorato o meno, o altre paure che neppure a me sono venute in mente. E tutti gli sconosciuti che sono stati gentili, talvolta offrendomi colazione, la birra alle undici del mattino, a volte un panino, ma soprattutto c’è stato chi si fermava, per la curiosità che si porta dietro un ragazzo che cammina in solitaria con uno zaino gigantesco. E si facevano due passi assieme”.

C’è un ricordo particolare, ad Armungia: “Una bambina ha voluto chiedermi l’autografo supponendo fossi un alpinista. Sono esperienze che ti fanno ricredere, sulle persone. In generale. Alla fine del viaggio a Sorgono, una signora alla fermata del pullman mi ha raccontato che lei già sapeva del mio arrivo, da circa due giorni, la voce era arrivata sino a lì”.

Tra le tante emozioni c’è anche la paura, camminare da solo, comunque, in un periodo non proprio felice e in una terra che, come dicevo prima, non ama i solitari. Li vede come problematici o custodi di strani segreti o ancora pericoli pubblici. “Non ho avuto paura perché non potevo permettermi di averne. Solamente il giorno prima di partire ero tempestato di domande e paranoie, ma la mattina successiva ho lasciato tutto a casa. Dovevo affrontarmi e uscire dalla mia zona comfort. L’unico avvenimento sgradevole è stato attraversare il Flumendosa con l’acqua alle ginocchia dopo aver smarrito il sentiero. Ma anche questo, è relativo…”

Po ci sono le riflessioni sul motivo di una piccola grande impresa, che comunque mette a nudo la persona e lo rende fragile di fronte ai pensieri. “Riflessioni? Non saprei. E’ proprio questo il punto, stare fuori città svuota la mente ed è come prendere in mano la visione che hai del mondo e rimetterla a fuoco. Ritorni a vedere solo quello che vuoi tu, e non quello che vuole tua madre, la tua ragazza, il tuo datore di lavoro, la società o i tuoi amici; diventi incorruttibile, per un po’ di tempo. Non credo capiti solo a me. Con il passare dei mesi, se non ti fermi, rischi di perderti. Ma ci sono degli stratagemmi, dopotutto”.

Il ritorno è sempre tragico. “Ti abitui anche a dormire per terra e camminare tutto il giorno con la pioggia, mangiare dove capita e vestirti come puoi. Diventa persino piacevole. Però quando torni a casa ti sembra di avere troppe cose di cui non hai bisogno. troppi oggetti, troppe stronzate. E’ una sensazione viscerale.

Insieme ad altri bei pensieri che Fabrizio ci lascia per le nostre vite: “A piedi, anche il paesino più piccolo, visto e rivisto, raggiunto dopo diverse ore, diventa molto più apprezzabile di come lo vedresti passandoci in macchina. Sono due sensazioni completamente diverse. Quindi è come visitare la Sardegna come se fosse la prima volta. In solitaria perché ho imparato ad apprezzare la solitudine, offre davvero molte occasioni. Molti rinunciano a delle buone opportunità perché semplicemente non hanno nessuno con la quale condividerle. Se a me piace salire in montagna e non trovo nessuno con cui andare, e alla fine non vado, quella esperienza è persa per sempre. Moltiplica tutto questo per trenta, sessant’anni. Hai perso una vita intera. Per questo bisogna imparare a saper stare da soli, e in fretta. Ma anche saper stare in mezzo alle persone”.
E ora che farai? E’ l’ultima domanda che gli faccio dopo questa bella storia: “Terminare il cammino per arrivare a Santa maria teresa di Gallura, ripartirò da Sorgono. Cosi da poter chiudere un percorso da sud a Nord. Infine continuare il cammino di Santiago a ottobre. Per il resto, essere felice”.

Grazie Fabri!

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