C’è una Sardegna che non aspetta di essere scoperta. La stiamo andando a cercare noi.
Se siete lettori e lettrici storiche di questo blog, lo sapete: nasciamo per raccontare Cagliari. I locali che aprono e quelli che resistono, gli eventi , le persone che costruiscono qualcosa di bello in questa città un po’ bizzarra e meravigliosamente ostinata come il suo vento.
Ma negli ultimi tempi ci siamo accorti di una cosa. Cagliari è la porta. Dietro c’è un’isola intera che bolle.
E la storia che non stavamo raccontando abbastanza era proprio quella: la Sardegna che produce, che inventa, che esporta idee prima ancora di esportare prodotti. Quella che varca il Tirreno non su un traghetto carico di valigie, ma con brevetti, libri, startup, performance musicali sui palcoscenici d’Europa, modelli imprenditoriali che arrivano prima da qui che da altrove. Quella che fa cose nuove e belle.
Ecco perché oggi apriamo anche il fronte Facendo cose in Sardegna.
Cos’è questa rubrica (e cosa non è)
Non è una vetrina istituzionale. Non è una rassegna stampa di comunicati. Non è il solito articolo sul turismo enogastronomico con le foto del tramonto sul mare. Facendo cose in Sardegna è una rubrica dedicata alle persone e ai progetti che trasformano questa isola in qualcosa di più di quello che il racconto dominante le ha sempre concesso di essere.
Parliamo di imprenditori, intellettuali, creativi, innovatori, eccellenze silenziose.
Magari era giunto un momento in cui smettere di lamentarsi dello spopolamento, della marginalità, dell’isolamento diventa quasi una scelta etica. Non perché quei problemi non esistano, esistono, eccome. Ma perché accanto a essi esiste già una Sardegna che ha deciso di non aspettare che qualcuno venisse a salvarla.
Un ensemble musicale cagliaritano che suona alla Fenice di Venezia. Una startup agritech nata in Gallura che vende tecnologia in Germania. Un ricercatore nuorese che lavora a uno dei progetti scientifici più ambiziosi d’Europa. Una designer di Oristano che veste brand internazionali. Un imprenditore di Carbonia che ha costruito un modello logistico studiato al Nord. Queste storie esistono, vanno raccolte.
Ritratti di persone, storie di progetto, voci del territorio, segnalazioni di eccellenze, il tutto con il tono che vi aspettate da noi: diretto, curioso, con quel pizzico di ironia che non guasta mai — anche quando si parla di cose serie.
Una rubrica aperta
Facendo cose in Sardegna è anche una rubrica che costruirete con noi.
Se conoscete qualcuno che meriterebbe di essere raccontato – un imprenditore che non si dà abbastanza visibilità, un ricercatore che lavora in silenzio su qualcosa di straordinario, un artista che sta portando la Sardegna in posti dove non era mai arrivata – scriveteci.
Le storie migliori non le troveremo noi cercandole. Le troveremo perché voi ce le segnalerete. Questa isola ha una rete di persone in gamba che si conoscono, si rispettano e spesso non si raccontano abbastanza. Iniziamo a farlo.
Facendo cose a Cagliari è sempre stato un progetto di affetto per questa città.
Facendo cose in Sardegna è lo stesso affetto, allargato all’isola intera. Perché Sonia, che ci ha insegnato a guardare le cose belle con ironia e leggerezza, avrebbe voluto così. E perché questa terra, a guardarla bene, ha molto più da dire di quanto gli abbiamo finora lasciato il tempo di raccontare.
Hai una storia da segnalare? Scrivi alla redazione. Siamo qui.







