Sono nata e cresciuta a Cagliari, ma una parte enorme della mia vita l’ho passata nel Sulcis.
Da quando avevo pochi mesi, le mie estati, le vacanze di Pasqua, Natale e tantissimi weekend sono sempre stati lì, grazie alla fortuna di avere una casa al mare di famiglia in quella zona.
Da piccola non vedevo letteralmente l’ora di partire. Crescendo in un appartamento in città, arrivare lì per me significava libertà: stare all’aria aperta tutto il giorno, avere spazio, vivere le giornate con ritmi completamente diversi e sentirmi finalmente “fuori” dalla città.
E in realtà, anche oggi, la sensazione non è cambiata poi così tanto.
Ovviamente non torno più lì per giocare in giardino, ma per qualcosa che a volte sembra diventare sempre più raro: la pace. Il silenzio. Il ritmo lento.
Nel Sulcis i rumori delle macchine e dei clacson lasciano spazio al vento, agli uccellini, alla natura e a quella sensazione di tranquillità che faccio sempre più fatica a trovare altrove.
Forse è proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, sento sempre il bisogno di tornarci.
Quando si parla della Sardegna, diciamoci la verità: il Sulcis non è quasi mai il primo posto che viene in mente.
Si pensa subito ad altre zone più famose, più turistiche o più “instagrammabili”. Eppure io, che nel Sulcis ci sono praticamente cresciuta, continuo a considerarlo uno dei posti più speciali della Sardegna.
Forse proprio perché ha un modo completamente diverso di farsi amare.
Non con grandi effetti scenici, ma attraverso le cose semplici: i paesini, il cibo, il mare, la natura, il silenzio, le sagre estive e quella sensazione continua di stare vivendo tutto in modo più lento e autentico.
E quindi no, questo non vuole essere il classico articolo-guida sul Sulcis.
Più che altro, è un piccolo racconto di alcune delle cose che io continuo ad amare di questa zona e che, secondo me, meritano di essere scoperte un po’ di più.
I PAESINI
Chiamarli “paesini” è riduttivo, ma è il primo termine che mi viene in mente pensando all’atmosfera che si respira.
Calasetta con le sue casette bianche e celesti, la Torre Sabauda e il Faro Mangiabarche. Sant’Antioco con il lungomare e le giornate finite in spiaggia a Portixeddu Accuau. Portoscuso con i tramonti spettacolari visti dalla Torre Spagnola e la Tonnara Su Pranu. Giba, che ormai associo automaticamente alla mia pizza preferita. E poi Tratalias, con il suo borgo vecchio che sembra rimasto fermo nel tempo.
Sono tutti posti diversi tra loro, ma con una cosa in comune: quella sensazione di semplicità e tranquillità che nel Sulcis riesco sempre a ritrovare.
CIBO E MATERIE PRIME
Una delle cose che amo di più del Sulcis è sicuramente il cibo.
E non parlo solo dei ristoranti o del pesce fresco, ma proprio del modo in cui lì si vive il cibo: in maniera molto più semplice, genuina e spontanea.
Nel Sulcis mi è capitato tantissime volte di mangiare benissimo in posti che magari da fuori non noteresti nemmeno. Quei ristorantini senza troppe pretese dove però ti servono pesce freschissimo, piatti semplici fatti bene o pizze che ti rimangono davvero impresse.
E poi le materie prime.
Può sembrare una sciocchezza, ma ancora oggi mi stupisco quando mangio una fragola che sa davvero di fragola. E nel Sulcis capita continuamente quando compri frutta e verdura magari appena raccolte e ti rendi conto di quanto certi sapori semplici possano fare davvero la differenza.
MARE E NATURA
E poi ovviamente c’è il mare.
E di certo non devo essere io a dirvi che il Sulcis ha alcune delle spiagge più belle della Sardegna. Da Porto Pino a Portixeddu, passando per dune, calette e tratti di costa molto più selvaggi, qui il mare riesce davvero a mettere d’accordo tutti.
Ma secondo me il Sulcis non è solo mare.
Una delle zone che porto nel cuore, per esempio, è Porto Botte, che forse non è conosciuta quanto altre località della Sardegna, ma che secondo me ha una pace difficile da spiegare.
È uno di quei posti dove ci sono più fenicotteri che persone, circondato da mare, stagni e natura ovunque. Un posto semplice, silenzioso dove i rumori più forti spesso sono gli uccellini o il vento nelle giornate più intense.
Camminare nei sentieri in mezzo ai ginepri, respirando il profumo dell’elicriso trasportato dal vento, è una di quelle cose che ogni volta mi fa fermare un attimo e pensare: “che pace”.
L’ESTATE E LE SAGRE
Un’altra cosa che ho sempre amato del Sulcis è l’atmosfera che si crea durante l’estate nei vari paesi della zona.
Le piazze che si riempiono la sera, le sagre, i piccoli eventi organizzati quasi ogni weekend, le persone sedute fuori a chiacchierare fino a tardi e quell’aria molto più semplice e spontanea che secondo me in tanti posti si sta un po’ perdendo.
Mi è capitato tantissime volte di ritrovarmi in una festa di paese quasi per caso, magari dopo una giornata al mare o una cena improvvisata, e finire per passare la serata tra musica, stand gastronomici e tavolate piene di persone.
E forse è proprio questo che continuo ad amare del Sulcis: il fatto che riesca ancora a sembrarmi autentico.
Non perfetto, non costruito, non “fatto apposta” per piacere alle persone.
Semplicemente vero.
Spero di essere riuscita, almeno un po’, a trasmettervi cosa rappresenta per me il Sulcis e magari, dopo questo articolo, anche di aver fatto venire a qualcuno la curiosità di scoprirlo o viverlo in modo diverso.
E visto che una delle cose che amo di più fare quando sono lì è mangiare, qui sotto vi lascio anche qualche posto in cui mi capita spesso di tornare e che secondo me merita assolutamente una tappa.
Ci vediamo nel Sulcis!








