Cagliaritana doc, 25 anni , Simona Schintu è il tipo di persona che quando parla delle piante, lo fa come se stesse parlando di persone care.
Ha la pelle luminosa, la voce pacata, i gesti precisi di chi vive in sintonia con ciò che la circonda. “Sono cagliaritanissima, anche se sogno spesso altri luoghi, qui ci sono le mie radici, il mio ritmo”. Lavora al Bacan, tra serate, cocktail e musica, ma appena può torna al suo mondo verde, fatto di vasi, terrari e piantine curate come gioielli.
“Tutto è cominciato con il mio amore per la natura, che ho sempre avuto. Dopo il diploma all’istituto agrario, mi sono iscritta a Agraria all’università. Volevo andare più a fondo, capire, non solo osservare”. E così è stato. Dallo studio teorico, Simona è passata presto alla pratica: prima qualche pianta in vaso, poi giardini interi. Ma è in un dettaglio, in un oggetto piccolo, che il suo sguardo si è davvero acceso.
“Girando per negozi, ho cominciato a notare i terrari. Li guardavo e pensavo: come fanno a stare in equilibrio, chiusi in quel vetro? Da lì è nato tutto. Mi sono detta: provo”. Ed è così che è cominciato il gioco serio. Perché Simona non si limita a mettere due piantine in un barattolo e chiuderlo con un tappo: ogni creazione è uno studio, un esperimento, una ricerca.
“I terrari mi affascinano perché non ci sono regole fisse. Ogni vaso è diverso: cambia il tipo di substrato, l’irrigazione, la luce, le piante stesse. È come costruire un ecosistema in miniatura. Un piccolo mondo, ma reale”. E in quei mondi lei ci mette testa, cuore, pazienza. Lo si vede dalle sue mani, lo si capisce ascoltandola parlare. Le prime creazioni le ha regalate agli amici. “Mi dicevano: apri una pagina, fai vedere cosa sai fare! E così è nato tutto”.
Oggi Simona ha una pagina Instagram molto curata, una mail aziendale e un sito in arrivo. Ma quello che la guida non è il business: è il senso di connessione con qualcosa di più grande. “Vorrei che chi guarda le mie creazioni si fermasse un attimo. Che sentisse l’amore che c’è dietro. Che vedesse la bellezza dei dettagli, delle cose piccole”.
E come se non bastasse, ora il suo sguardo si è spinto anche più in là: verso l’acqua. “Mi sto appassionando alle piante acquatiche. È un mondo nuovo per me: ci sono equilibri delicatissimi, paesaggi sommersi da studiare. È un’altra forma di poesia”.
Il suo sogno? Continuare a creare e a ispirare. “Amo l’idea che nessuna mia creazione sia uguale a un’altra. Perché ogni pianta è viva, ogni vaso è unico. Come le persone”.







