Una candela per Cachi (e per tutti gli amici a quattro zampe che ci hanno amato)

Cachi spirito guida alebrijes

Secondo la cultura messicana, il 27 ottobre è il giorno in cui le anime degli animali defunti tornano a far visita ai loro umani.
È un momento che precede il Día de los Muertos, la grande celebrazione in cui si onorano i propri cari che non ci sono più.

In questa giornata, chi ha perso un animale accende una candela e lascia qualcosa che il proprio compagno di vita amava particolarmente: un biscotto, un gioco, una coperta.
È un modo dolce per dire: “Ti sto aspettando, non ti ho dimenticato.”

Gli alebrijes: spiriti guida pieni di colore

Nella tradizione messicana, gli animali sono considerati guide spirituali, capaci di accompagnare le anime nel loro viaggio verso l’aldilà.
Da questa idea nascono gli alebrijes, creature coloratissime e fantastiche, metà reali e metà immaginarie, che rappresentano lo spirito degli animali defunti.

Si dice che tornino sulla terra proprio in questi giorni, per vegliare sui loro umani e ricordare loro che l’amore non finisce con la morte.

Il mio Cachi

Quest’anno, per me, questa ricorrenza ha un significato speciale.
Nel pomeriggio del 7 Ottobre di quest’anno ho perso il mio cane, Cachi.

È stato con me per quasi vent’anni, e scrivere di lui è difficile, ma farlo è un modo per sentirlo più vicino.

Oggi quindi non vi parlerò di un locale, di un evento o di un nuovo posto da scoprire a Cagliari.
Oggi vi parlerò di lui.
Di Cachi.

Cachi non era solo un cane. Era la mia costante, la mia casa, il mio punto fermo.
È stato accanto a me quando cambiavo, quando sbagliavo, quando avevo bisogno di silenzio o di un po’ di calore.
Ha visto ogni mia versione: quella spensierata, quella stanca, quella che non sapeva più da che parte andare…e mi ha amata sempre allo stesso modo, senza chiedere nulla.

Anche quando la vecchiaia lo aveva reso più fragile, io continuavo a vederlo per quello che era sempre stato: dolce, testardo, fedele e pieno d’amore.

Negli ultimi giorni ho capito che stava andando via piano piano.
E anche se ogni parte di me voleva fermare il tempo, ho imparato che lasciar andare, a volte, è il gesto d’amore più grande che possiamo fare.

L’ho accarezzato fino all’ultimo respiro.
In quell’istante ho sentito che una parte di me si spezzava, ma un’altra si riempiva di gratitudine: per ogni risveglio insieme, per ogni ritorno a casa, per ogni volta che mi ha insegnato cosa vuol dire esserci davvero.

Cachi non c’è più fisicamente, ma so che continuerò a sentirlo ogni volta che aprirò la porta di casa e, nel silenzio, immaginerò le sue zampette venirmi incontro.
Perché certe presenze, anche quando diventano assenze, non se ne vanno mai davvero.

Scrivo queste parole perché so che là fuori ci sono tante persone che stanno vivendo la stessa cosa: notti in bianco, paure, lacrime e quella sensazione di vuoto che sembra impossibile da colmare.
A loro vorrei dire che non c’è un modo giusto per affrontare questo dolore.

Nel mio caso, l’unico momento in cui ho sentito il cuore un po’ più in pace è stato quando Cachi è tornato a casa, dopo la cremazione.
Sapere che era di nuovo vicino a me — anche se in un’altra forma — mi ha aiutata a ritrovare un po’ di serenità.
È come se, da quel giorno, avessi sentito davvero che il nostro legame non si era spezzato, ma semplicemente trasformato.

L’’amore, quello vero, resta anche quando tutto il resto finisce.

Il 27 ottobre io accenderò una candela per te, Cachi.
E voi, accendetela per chi avete amato e vi ha lasciato un segno nell’anima.

Perché forse non ci lasciano mai davvero: ogni tanto tornano — in un sogno, in un ricordo, in quella sensazione improvvisa che ci scalda il cuore.
E in quel momento capiamo che l’amore, quello vero, non muore mai.

Ciao Cachi dolce Cachi,
la tua mamma ti ama infinitamente.

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