Un professore, quattro città, trecento pagine, per parlare di studi umanistici, di storia, letteratura, storia dell’arte.
Andrea Bonaccorsi ha scritto un libro intero per capire come funziona la conoscenza che producono quegli studiosi che passano anni in archivio a decifrare iscrizioni antiche, a leggere romanzi interi d’estate, a ricostruire attribuzioni di quadri come se fossero indagini forensi.
Il risultato si chiama The Knowledge of Humanities, e da mercoledì 7 maggio fa il giro della Sardegna.
Quattro tappe, altrettante province, ingresso libero.
Il tour è organizzato da @sardegna2050 , il think tank isolano che produce riflessioni e analisi sul tempo che viviamo, con il contributo Fondazione di Sardegna, università di Cagliari e Sassari, Consorzio UNO e l’Isola di MAN.
Perché andarci?
Perché Bonaccorsi non difende le humanities, le spiega. Non vi dirà che la storia è bella o che la letteratura arricchisce l’anima: vi mostrerà invece che lo storico e il critico letterario fanno scienza, con metodi precisi, testabili, cumulativi. Solo che il loro laboratorio è il passato, e il passato non si replica.
In tempi in cui l’intelligenza artificiale sembra saper fare tutto – anche scrivere, anche dipingere, anche analizzare testi – è una domanda che vale la pena di portarsi a casa: cosa sa fare un essere umano che una macchina non può nemmeno capire di non saper fare?
Lui ha una risposta e la porta a Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro. Noi ci andiamo e consigliamo di farlo anche voi.






