Trent’anni di rap in lingua sarda, decine di concerti tra Sardegna, Italia ed Europa e una coerenza che li ha portati a raccontare il presente senza mai rinunciare alla propria identità.
I Balentia son tornati a gennaio con “Fueddu Sardu”, il nuovo EP pubblicato da Nu*ragika Recordz e prodotto dall’Associazione Culturale Roots, disponibile sulle principali piattaforme digitali.
Il lavoro è composto da quattro brani ed è interamente realizzato in Sardegna. La produzione musicale è firmata da Antonio “Owsir” Deidda, mentre i testi portano la firma di Alessio “Su Maistu” Mura.
All’interno del disco temi che da sempre caratterizzano il percorso artistico del gruppo. In “Birdi” e “Arrastus in su coru” si parla di ambiente, trasformazioni sociali e conflitti, mentre “Ddu portaus aintru” è una dichiarazione d’amore verso il rap, la cultura hip hop e il palco, elemento centrale dell’identità dei Balentia. Un lavoro che conferma la volontà del gruppo di utilizzare la lingua sarda come strumento per raccontare il mondo che cambia.
Ne abbiamo parlato con Alessio “Su Maistu” Mura, partendo da una curiosità, ovvero perché la scelta di un lavoro da quattro brani?
«Il formato EP è quello che si addice meglio alle nostre esigenze. Ci dà modo di pubblicare la nostra musica in tempi rapidi e di far sì che arrivi al pubblico in modo più fresco. Un album richiede spesso parecchio tempo di lavorazione, sia nella fase di scrittura sia in quella di registrazione, e si rischia di arrivare lunghi sui temi e sulla freschezza del suono. Il formato EP su CD è più diretto, arriva prima».
Pubblicate un prodotto completamente sardo: autori, studio, masterizzazione, grafica. La Sardegna artisticamente è autosufficiente o rischia di essere autarchica?
«La Sardegna è ampiamente autosufficiente. Questo disco è tutto “Made in Sardigna”, se si eccettua la stampa dei CD, realizzata nella penisola. Utilizzando un termine molto di moda, abbiamo delle eccellenze assolute nell’isola e noi le sfruttiamo appieno. Antonio Owsir Deidda, il nostro produttore musicale, ha lavorato anche con rapper americani. Poi ci sono Andrea Aru e Vladi Frau del Sonada Studio di Donori, dove il disco è stato registrato, mixato e masterizzato. E infine Manuelle Mureddu, che ha realizzato le illustrazioni della copertina. Sono tutti professionisti che si sono distinti ampiamente nei rispettivi ambiti».
Trent’anni non sono pochi. Come siete nati, come siete cambiati e qual è stata la vostra sliding door?
«A pensarci mi vengono i brividi. Siamo nati in una piccola emittente radio di Mogoro e da lì siamo andati in giro per la Sardegna, per l’Italia e per l’Europa a portare la nostra musica e, in qualche modo, anche la cultura sarda. Ovviamente siamo cambiati e cresciuti. Il nostro rap si è evoluto: siamo passati da un rap politico a un rap che definiamo sociale, attraverso il quale raccontiamo ciò che vediamo attorno a noi e i cambiamenti della società. In questo EP, per esempio, ci sono brani come “Birdi” e “Arrastus in su coru”, che affrontano temi come l’ambiente e i conflitti, naturalmente alla maniera dei Balentia».
C’è qualcosa del passato che vi piacerebbe rivivere?
«Una nostalgia c’è, ed è quella delle jam che duravano un’intera giornata. Si iniziava al mattino con il writing, si proseguiva con le sfide di b-boying nel pomeriggio e si arrivava ai concerti e al freestyle la sera. Gli anni Novanta e i primi Duemila sono stati la golden age dell’hip hop in Sardegna. Le jam erano momenti di confronto e contribuivano alla crescita della cultura hip hop. Quelle ci mancano. Per il resto no: facciamo musica e guardiamo al presente e al futuro».
Il Centro e Sud Sardegna è stato un territorio molto fertile artisticamente. Come lo spiegate? E oggi vedete nuove leve nei paesi?
«Trent’anni fa fare musica significava uscire dal paese. Era un modo per conoscere altre realtà e confrontarsi con altre persone. Oggi tutto è cambiato. Internet, smartphone e streaming hanno abbattuto i confini. Puoi produrre un brano in cameretta e farlo ascoltare immediatamente a qualcuno che vive in Giappone o in Australia. Anche la musica dal vivo è cambiata molto e ho la percezione che gli spazi siano diminuiti rispetto al passato. Però vedo tanti ragazzi che continuano a prendere in mano un microfono o una chitarra per trasformare la loro urgenza espressiva in musica. Questo mi fa guardare al futuro con ottimismo».
Ha ancora senso un rap che parla del presente e affronta temi impegnati?
«Per noi sì, altrimenti non faremmo rap. Però attenzione: impegno non significa assenza di divertimento. Sul palco portiamo i nostri temi ma anche la nostra ironia e il nostro modo di essere, che spesso è scanzonato e giocoso. La verità sta nel mezzo. È importante comunicare qualcosa senza cadere nella banalità e cercando di lasciare un messaggio. Se poi ci si diverte, tanto meglio. Credo che questa sia stata la chiave del nostro piccolo successo e del rapporto che abbiamo costruito con il pubblico. Abbiamo sempre cercato di essere coerenti e di non usare parole a vuoto».
Cosa vi dà l’energia per continuare dopo tutti questi anni?
«Il brano “Ddu portaus aintru”, contenuto nell’EP, lo spiega bene: l’amore per il rap, la cultura hip hop e il palco, che è il nostro habitat naturale. La scorsa estate abbiamo fatto diverse date particolarmente intense e questo ci ha ricordato ancora una volta quanto sia importante il contatto diretto con la gente. Non esiste un altro posto in cui ci sentiamo così a nostro agio. Siamo un gruppo live. A tenerci uniti c’è sicuramente il fatto di essere fratelli, ma anche la complicità, la sintonia sul palco e una comune visione dei progetti».
Come si parla ai giovani oggi? E come si può far capire che la lingua sarda è una risorsa e non un retaggio?
«Bella domanda. Non so se riusciamo davvero ad arrivare ai giovani, ma ci proviamo utilizzando anche i loro strumenti, come i social e le piattaforme di streaming. Noi crediamo molto nella lingua sarda e cerchiamo di promuoverla a tutti i livelli, sia con la musica sia attraverso radio e televisione. Non credo sia una questione di convincere qualcuno. La lingua sarda va utilizzata il più possibile, in tutti i contesti, senza vergogna. È uno strumento potentissimo per difendere la nostra cultura e la nostra identità. Se perdiamo la lingua, perdiamo tutto».
Che futuro vedete per la Sardegna?
«Per quanto riguarda la musica sono molto ottimista. Abbiamo artisti di altissimo livello apprezzati in tutta Europa e una varietà musicale che poche regioni possono vantare. Questa è la nostra forza. Per tutto il resto il destino è nelle mani dei sardi. Siamo noi che scegliamo chi ci rappresenta e dobbiamo farlo sempre con maggiore attenzione, pensando al bene della Sardegna».
Registrazione, mix e mastering sono stati realizzati al Sonada Studio di Donori da Andrea Aru e Vladi Frau, mentre la copertina è stata illustrata dall’artista Manuelle Mureddu.
Ad accompagnare l’uscita dell’EP c’è anche il videoclip ufficiale del brano “Bisus e Disigius”, disponibile sul canale YouTube dei Balentia. Il video è stato scritto e diretto da Antonio Deidda e vede la partecipazione di Eleonora Mura, Chiara Perra, Francesca Letizia Feduzi e Lia Piras.
https://youtu.be/P1YJrW59sFc?is=38enhQubvGZFzfNQ
(Credits foto: Matteo Melis)








