Ho sempre pensato che agosto fosse un mese. Poi ho guardato i bambini.

Se chiedessimo a un adulto quanto dura agosto, probabilmente risponderebbe: trentuno giorni. Un bambino, invece, non risponderebbe mai così. Perché agosto non si misura sul calendario.
Si misura in gelati, castelli di sabbia, ginocchia sbucciate, tuffi, libri letti all’ombra e sere che sembrano non finire mai.
È uno dei pochi mesi dell’anno in cui il tempo cambia davvero consistenza.

Durante l’anno scolastico le giornate dei bambini sono piene di orari, campanelle, compiti, attività, appuntamenti. Anche quando tutto funziona benissimo, il tempo ha un ritmo preciso.

Ad agosto, invece, succede qualcosa.

Il tempo si allarga. Respira. Lascia spazio all’imprevisto e, forse, restituisce ai bambini una delle cose di cui hanno più bisogno: la possibilità di non dover correre sempre verso qualcosa.
È il mese in cui una passeggiata può trasformarsi in una caccia al tesoro, una conchiglia diventa un tesoro da portare a casa, un pomeriggio sembra non finire mai e un’amicizia nata sulla spiaggia può sembrare destinata a durare per sempre, anche se magari finirà insieme alle vacanze.

Da adulti tendiamo a riempire il tempo. È quasi inevitabile. Organizziamo, programmiamo, incastriamo. Ed è anche grazie a questa organizzazione se tante famiglie riescono ad affrontare serenamente un’estate lunga quasi tre mesi.
Per fortuna viviamo in un territorio che, anno dopo anno, offre sempre più occasioni pensate per le famiglie: spettacoli all’aperto, letture, laboratori, esperienze nella natura, serate sotto le stelle, attività nei musei, nelle biblioteche, nei parchi, nelle librerie, negli oratori e negli spazi culturali.
Sono opportunità preziose. Ma forse il loro valore più grande non sta nel “fare qualcosa”. Sta nel creare il contesto giusto perché accada qualcos’altro.

Perché è spesso d’estate che succedono quelle piccole grandi conquiste che ci accompagnano per tutta la vita.

C’è chi, finalmente, lascia andare i braccioli. Chi trova il coraggio di pedalare senza una mano sul sellino. Chi torna a casa un po’ più tardi del solito perché è rimasto a giocare con gli amici. Chi scopre il gusto della prima serata in spiaggia. Chi impara, quasi senza accorgersene, a fidarsi un po’ di più di sé.
Sono momenti che sembrano minuscoli mentre accadono. Poi passa il tempo e ci accorgiamo che, in realtà, erano pezzi di crescita: una conversazione che durante l’inverno non avrebbe trovato tempo, una domanda inaspettata, una risata, un silenzio condiviso, un ricordo.
Che sia una lettura all’aperto, uno spettacolo, una passeggiata nella natura, un laboratorio creativo, una serata dedicata alla scienza, un’attività sportiva o un’esperienza da vivere in famiglia, ogni occasione può diventare parte della storia estiva di un bambino.
A volte sarà il ricordo vivido di quell’esperienza. Altre volte sarà un’amicizia nata proprio lì. La scoperta di qualcosa che fino al giorno prima non sapeva esistesse. Il coraggio di provare ciò che pensava di non saper fare. O semplicemente la sensazione di essersi davvero divertiti.

Perché, se ci pensiamo bene, quasi nessuno ricorda l’agosto della propria infanzia per il numero di attività fatte. Lo ricordiamo per come ci siamo sentiti: liberi, curiosi, leggeri, amati.
E forse è proprio questo il regalo più bello che possiamo fare ai bambini.
Non un’estate perfetta, ma un agosto abbastanza lento da lasciare spazio ai ricordi. Perché alcuni mesi finiscono quando cambia la pagina del calendario.

Agosto, invece, continua a vivere per molti anni, ogni volta che ci torna in mente un odore di salsedine, una sera passata all’aperto o la sensazione meravigliosa di avere davanti un’intera giornata senza fretta.

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